Referendum, se vince il “Sì” lo Stato andrà allo sfascio – Politica – Repubblica.it
E visto che l’editoriale è lungo, qualcosa cito
“Il 25 giugno, cioè esattamente tra sette giorni, avremo l’ultimo
appuntamento elettorale di questa troppo lunga stagione. Non sarà
un’ordalia tra il Bene il Male, come invece pensa Bossi (che dice, cito “se vince il no, bisogna trovare vie non democratiche” …???nota, ovviamente mia) ; ma certo sarà
un voto della massima importanza.
La differenza non è tra chi, votando “sì”, vuole innovare la
Costituzione attuale e chi, votando “no”, vuole invece pietrificarla
nel suo dettato vigente. No, non è questa la differenza. Chi vota “sì”
vuole – consapevolmente o senza rendersene conto – sfasciare la
struttura costituzionale della democrazia repubblicana; chi vota “no”
vuole invece impedirlo, rendere impossibile lo sfascio e le sue
rovinose conseguenze, restando aperta la possibilità che l’attuale
Parlamento possa avviare le opportune modifiche per aggiornare singoli
punti senza abbattere l’intero edificio. Questa è la differenza e su
questa gli italiani sono chiamati a scegliere. “
Questi sono i punti:
La devoluzione dei poteri alle Regioni. I poteri specificamente
elencati sono tre: la Sanità, l’istruzione, la polizia regionale. Più
tutti gli altri elencati negli statuti delle singole Regioni, ivi
compresi i mutamenti dei reciproci confini territoriali nonché gli
accorpamenti pluriregionali, previo accordo degli enti interessati. Con
la generica riserva dell’interesse nazionale, che significa troppo o
troppo poco e che sarà comunque fonte di perenni conflitti tra Stato e
Regioni chiamando in causa ad ogni piè sospinto il giudizio della Corte
costituzionale, riformata a sua volta dalla presenza di membri di
derivazione e nomina regionale.
Il costo ragionevolmente stimato di questa riforma è previsto in 250
miliardi di euro, una cifra enorme per la quale non è prevista né
possibile alcuna copertura. Sorvolo sulla disparità tra Regioni ricche
e Regioni povere, alla quale dovrebbe dare rimedio un fondo perequativo
nazionale senza peraltro alcuna disposizione sul federalismo fiscale.
Poteri del premier eletto con voto diretto popolare insieme alla Camera
dei deputati. Il premier può licenziare ministri e sottosegretari. Può
sciogliere la Camera dei deputati chiedendo al Capo dello Stato di
promulgare lo scioglimento come atto dovuto. La Camera può votare una
mozione di sfiducia solo se è in grado di esprimere un altro premier
purché il voto dell’opposizione non sia determinante. In apertura di
legislatura il premier si presenta alla Camera ed espone il suo
programma. Ottenuta la fiducia sta a lui di comporre il governo il
quale non deve ripresentarsi alle Camere.
Poteri del Capo dello Stato. Nomina i membri della Corte costituzionale
di sua spettanza. E’ titolare esclusivo del diritto di grazia. I
senatori a vita sono aboliti e sostituiti da tre deputati a vita.
Ripartizione dei
poteri tra Camera e Senato. Alla Camera spetta l’approvazione di tutte
le leggi riguardanti l’interesse dello Stato, a cominciare dalle leggi
di bilancio e a tutta la materia della pubblica finanza. Il Senato può
chiedere la correzione di specifiche norme ma la decisione ultima
spetta alla Camera. Reciprocamente spetta al Senato l’approvazione
delle leggi che interessino esclusivamente le Regioni.
Tutte le leggi che interessano sia lo Stato che le Regioni sono
discusse in entrambe le Camere. La parola definitiva spetta all’una o
all’altra secondo che sia prevalente l’interesse dello Stato o quello
delle Regioni. L’arbitrato su eventuali conflitti è effettuato dalla
Corte costituzionale.
Scalfari la pensa così, e visto che scrive un pochino meglio di me, io lo riricito
“questa riforma che avrà secondo me l’effetto di favorire le regioni più
ricche, disarticolare l’intero sistema decisionale, ridurre la Camera
ad un’istituzione dominata dal potere esecutivo, privare i deputati
dell’opposizione del diritto di partecipare alla fiducia al governo in
parità con i membri della maggioranza, ridurre il Capo dello Stato ad
un pupazzo notarile, alimentare a cascata i conflitti tra Stato e
Regioni”
E se dopo questo volete leggere tutto l’articolo, cliccate sul link e magari fate come Ciampi…al referendum, votate no…